Hai un debole per i ragazzi con i capelli lunghi? Il tipo che sembra uscito da un gruppo rock argentino, con una faccia d’angelo un po’ dark, un tatuaggio di drago sul petto e un sorriso storto che promette guai? Allora lascia che ti presenti Ariel Soto, fotografato da Hugo Montenegro da qualche parte in Argentina, in quello che sembra un appartamento di Buenos Aires tra il balcone soleggiato, la camera con le lenzuola nere e la lavanderia. È disordinato, è vero, è vivo — e il ragazzo che posa in mezzo a tutto questo è esattamente il tipo di ragazzo che ti porti a casa dopo una serata e che ritrovi la mattina dopo a fare il caffè nudo.
Ariel ha una faccia. Capelli castani folti che gli cadono ben sotto le spalle — a volte bagnati e tirati indietro sul balcone, a volte sciolti come una cortina scura che incornicia il viso, a volte legati in uno chignon. Una barba curata, occhi neri profondi, labbra piene, lineamenti latini fini e angolari. Ha qualcosa di Maluma giovane, versione underground. Il tipo di bellezza che non si basa sulla palestra ma sulla genetica e l’atteggiamento. Il suo corpo è magro e tonico — addominali scolpiti senza eccessi, vita stretta, spalle non molto larghe ma ben definite. Neanche un grammo di troppo. È il fisico di un ragazzo di venticinque anni che vive di notte e dorme poco, ed è sexy da morire.
Ma quello che colpisce per primo sono i tatuaggi. Un enorme drago giapponese verde gli copre tutto il pettorale destro, bocca aperta, squame dettagliate — il tipo di pezzo che richiede ore e che cattura l’occhio immediatamente. Il braccio destro è una manica completa densa, mix di giapponese tradizionale e neo-trad — si intravedono fiori, teschi, motivi geometrici, tutto in nero e colore. Sulla spalla sinistra, un piccolo motivo isolato. E sul pube, proprio sopra il cazzo — un emoji occhi a cuoricino tatuato. Sì, hai letto bene. È il tipo di dettaglio assurdo e geniale che ti fa sorridere e che dice molto sul personaggio: un ragazzo che non si prende troppo sul serio, anche quando posa nudo.
In salopette nera aperta su un pettorale, davanti a una mensola di pallet coperta di cactus, sembra il coinquilino artista che tutti vorrebbero avere. Poi i pantaloni cadono. In slip bianco abbassato nella lavanderia, cazzo di fuori, ti guarda con un mezzo sorriso provocatorio. Nudo sul lenzuolo nero, seduto a gambe incrociate, cazzo grosso appoggiato sulla coscia, catena d’argento al collo, sorride apertamente — rilassato, gioioso, naturale. E poi c’è l’immagine dello specchio. Una vecchia cornice dorata appoggiata al muro, e nel riflesso: il torso tatuato, gli addominali, e un cazzo spesso in erezione tenuto in mano. È l’immagine più esplicita della serie, e anche la più bella — la cornice antica dà al riflesso un’aria da quadro rubato.
Il ritratto di spalle, capelli sciolti sulle spalle, catena argentata, sguardo oltre la spalla — è l’immagine che ti fa venir voglia di seguirlo ovunque. Hugo Montenegro non cerca la perfezione tecnica: la luce è naturale, gli scenari sono quelli della vita reale, ed è proprio questo che rende la serie così efficace. Niente studio, niente ritocco visibile. Solo un bel ragazzo latino, i suoi tatuaggi, il suo sorriso, e uno specchio che mostra tutto.
Modello: Ariel Soto
Foto: Hugo Montenegro

































